Translate

martedì 4 novembre 2014

Messaggio di papa Francesco ai partecipanti all'incontro mondiale dei movimenti popolari

Su invito del Vicario Foraneo, Can. Paolo Impalà, rileggiamo il discorso tenuto lo scorso 28 febbraio da papa Francesco.


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO MONDIALE DEI MOVIMENTI POPOLARI
Aula Vecchia del Sinodo
Martedì, 28 ottobre 2014

Buongiorno di nuovo,
sono contento di stare tra voi, inoltre vi faccio una confidenza: è la prima volta che scendo qui, non c’ero mai venuto. Come vi dicevo, provo grande gioia e vi do un caloroso benvenuto.
Grazie per aver accettato questo invito per dibattere i tanti gravi problemi sociali che affliggono il mondo di oggi, voi che vivete sulla vostra pelle la disuguaglianza e l’esclusione. Grazie al Cardinale Turkson per la sua accoglienza, grazie, Eminenza, per il suo lavoro e le sue parole.
Questo incontro dei Movimenti Popolari è un segno, un grande segno: siete venuti a porre alla presenza di Dio, della Chiesa, dei popoli, una realtà molte volte passata sotto silenzio. I poveri non solo subiscono l’ingiustizia ma lottano anche contro di essa!
Non si accontentano di promesse illusorie, scuse o alibi. Non stanno neppure aspettando a braccia conserte l’aiuto di Ong, piani assistenziali o soluzioni che non arrivano mai, o che, se arrivano, lo fanno in modo tale da andare nella direzione o di anestetizzare o di addomesticare, questo è piuttosto pericoloso. Voi sentite che i poveri non aspettano più e vogliono essere protagonisti; si organizzano, studiano, lavorano, esigono e soprattutto praticano quella solidarietà tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civiltà sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare.
Solidarietà è una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l’abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si può dire; ma una parola è molto più di alcuni atti di generosità sporadici. È pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, la terra e la casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. È far fronte agli effetti distruttori dell’Impero del denaro: i dislocamenti forzati, le emigrazioni dolorose, la tratta di persone, la droga, la guerra, la violenza e tutte quelle realtà che molti di voi subiscono e che tutti siamo chiamati a trasformare. La solidarietà, intesa nel suo senso più profondo, è un modo di fare la storia ed è questo che fanno i movimenti popolari.
Questo nostro incontro non risponde a un’ideologia. Voi non lavorate con idee, lavorate con realtà come quelle che ho menzionato e molte altre che mi avete raccontato. Avete i piedi nel fango e le mani nella carne. Odorate di quartiere, di popolo, di lotta! Vogliamo che si ascolti la vostra voce che, in generale, si ascolta poco. Forse perché disturba, forse perché il vostro grido infastidisce, forse perché si ha paura del cambiamento che voi esigete, ma senza la vostra presenza, senza andare realmente nelle periferie, le buone proposte e i progetti che spesso ascoltiamo nelle conferenze internazionali restano nel regno dell’idea, è un mio progetto.
Non si può affrontare lo scandalo della povertà promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l’altro alla passività, lo si nega o, peggio ancora, si nascondono affari e ambizioni personali: Gesù le definirebbe ipocrite. Che bello invece quando vediamo in movimento popoli e soprattutto i loro membri più poveri e i giovani. Allora sì, si sente il vento di promessa che ravviva la speranza di un mondo migliore. Che questo vento si trasformi in uragano di speranza. Questo è il mio desiderio.
Questo nostro incontro risponde a un anelito molto concreto, qualcosa che qualsiasi padre, qualsiasi madre, vuole per i propri figli; un anelito che dovrebbe essere alla portata di tutti, ma che oggi vediamo con tristezza sempre più lontano dalla maggioranza della gente: terra, casa e lavoro. È strano, ma se parlo di questo per alcuni il Papa è comunista. Non si comprende che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, casa e lavoro, quello per cui voi lottate, sono diritti sacri. Esigere ciò non è affatto strano, è la dottrina sociale della Chiesa. Mi soffermo un po’ su ognuno di essi perché li avete scelti come parola d’ordine per questo incontro.
Terra. All’inizio della creazione, Dio creò l’uomo custode della sua opera, affidandogli l’incarico di coltivarla e di proteggerla. Vedo che qui ci sono decine di contadini e di contadine e voglio felicitarmi con loro perché custodiscono la terra, la coltivano e lo fanno in comunità. Mi preoccupa lo sradicamento di tanti fratelli contadini che soffrono per questo motivo e non per guerre o disastri naturali. L’accaparramento di terre, la deforestazione, l’appropriazione dell’acqua, i pesticidi inadeguati, sono alcuni dei mali che strappano l’uomo dalla sua terra natale. Questa dolorosa separazione non è solo fisica ma anche esistenziale e spirituale, perché esiste una relazione con la terra che sta mettendo la comunità rurale e il suo peculiare stile di vita in palese decadenza e addirittura a rischio di estinzione.
L’altra dimensione del processo già globale è la fame. Quando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall’altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ciò costituisce un vero scandalo. La fame è criminale, l’alimentazione è un diritto inalienabile. So che alcuni di voi chiedono una riforma agraria per risolvere alcuni di questi problemi e, lasciatemi dire che in certi paesi, e qui cito il compendio della Dottrina sociale della Chiesa, “la riforma agraria diventa pertanto, oltre che una necessità politica, un obbligo morale” (CDSC, 300).
Non lo dico solo io, ma sta scritto nel compendio della Dottrina sociale della Chiesa. Per favore, continuate a lottare per la dignità della famiglia rurale, per l’acqua, per la vita e affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra.
Secondo, Casa. L’ho già detto e lo ripeto: una casa per ogni famiglia. Non bisogna mai dimenticare che Gesù nacque in una stalla perché negli alloggi non c’era posto, che la sua famiglia dovette abbandonare la propria casa e fuggire in Egitto, perseguitata da Erode. Oggi ci sono tante famiglie senza casa, o perché non l’hanno mai avuta o perché l’hanno persa per diversi motivi. Famiglia e casa vanno di pari passo! Ma un tetto, perché sia una casa, deve anche avere una dimensione comunitaria: il quartiere ed è proprio nel quartiere che s’inizia a costruire questa grande famiglia dell’umanità, a partire da ciò che è più immediato, dalla convivenza col vicinato. Oggi viviamo in immense città che si mostrano moderne, orgogliose e addirittura vanitose. Città che offrono innumerevoli piaceri e benessere per una minoranza felice ma si nega una casa a migliaia di nostri vicini e fratelli, persino bambini, e li si chiama, elegantemente, “persone senza fissa dimora”. È curioso come nel mondo delle ingiustizie abbondino gli eufemismi. Non si dicono le parole con precisione, e la realtà si cerca nell’eufemismo. Una persona, una persona segregata, una persona accantonata, una persona che sta soffrendo per la miseria, per la fame, è una persona senza fissa dimora; espressione elegante, no? Voi cercate sempre; potrei sbagliarmi in qualche caso, ma in generale dietro un eufemismo c’è un delitto.
Viviamo in città che costruiscono torri, centri commerciali, fanno affari immobiliari ma abbandonano una parte di sé ai margini, nelle periferie. Quanto fa male sentire che gli insediamenti poveri sono emarginati o, peggio ancora, che li si vuole sradicare! Sono crudeli le immagini degli sgomberi forzati, delle gru che demoliscono baracche, immagini tanto simili a quelle della guerra. E questo si vede oggi.
Sapete che nei quartieri popolari dove molti di voi vivono sussistono valori ormai dimenticati nei centri arricchiti. Questi insediamenti sono benedetti da una ricca cultura popolare, lì lo spazio pubblico non è un mero luogo di transito ma un’estensione della propria casa, un luogo dove generare vincoli con il vicinato. Quanto sono belle le città che superano la sfiducia malsana e che integrano i diversi e fanno di questa integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Quanto sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che uniscono, relazionano, favoriscono il riconoscimento dell’altro! Perciò né sradicamento né emarginazione: bisogna seguire la linea dell’integrazione urbana! Questa parola deve sostituire completamente la parola sradicamento, ora, ma anche quei progetti che intendono riverniciare i quartieri poveri, abbellire le periferie e “truccare” le ferite sociali invece di curarle promuovendo un’integrazione autentica e rispettosa. È una sorta di architettura di facciata, no? E va in questa direzione. Continuiamo a lavorare affinché tutte le famiglie abbiano una casa e affinché tutti i quartieri abbiano un’infrastruttura adeguata (fognature, luce, gas, asfalto, e continuo: scuole, ospedali, pronto soccorso, circoli sportivi e tutte le cose che creano vincoli e uniscono, accesso alla salute — l’ho già detto — all’educazione e alla sicurezza della proprietà.
Terzo, Lavoro. Non esiste peggiore povertà materiale — mi preme sottolinearlo — di quella che non permette di guadagnarsi il pane e priva della dignità del lavoro. La disoccupazione giovanile, l’informalità e la mancanza di diritti lavorativi non sono inevitabili, sono il risultato di una previa opzione sociale, di un sistema economico che mette i benefici al di sopra dell’uomo, se il beneficio è economico, al di sopra dell’umanità o al di sopra dell’uomo, sono effetti di una cultura dello scarto che considera l’essere umano di per sé come un bene di consumo, che si può usare e poi buttare.
Oggi al fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione si somma una nuova dimensione, una sfumatura grafica e dura dell’ingiustizia sociale; quelli che non si possono integrare, gli esclusi sono scarti, “eccedenze”. Questa è la cultura dello scarto, e su questo punto vorrei aggiungere qualcosa che non ho qui scritto, ma che mi è venuta in mente ora. Questo succede quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana. Sì, al centro di ogni sistema sociale o economico deve esserci la persona, immagine di Dio, creata perché fosse il denominatore dell’universo. Quando la persona viene spostata e arriva il dio denaro si produce questo sconvolgimento di valori.
E per illustrarlo ricordo qui un insegnamento dell’anno 1200 circa. Un rabbino ebreo spiegava ai suoi fedeli la storia della torre di Babele e allora raccontava come, per costruire quella torre di Babele, bisognava fare un grande sforzo, bisognava fabbricare i mattoni, e per fabbricare i mattoni bisognava fare il fango e portare la paglia, e mescolare il fango con la paglia, poi tagliarlo in quadrati, poi farlo seccare, poi cuocerlo, e quando i mattoni erano cotti e freddi, portarli su per costruire la torre.
Se cadeva un mattone — era costato tanto con tutto quel lavoro —, era quasi una tragedia nazionale. Colui che l’aveva lasciato cadere veniva punito o cacciato, o non so che cosa gli facevano, ma se cadeva un operaio non succedeva nulla. Questo accade quando la persona è al servizio del dio denaro; e lo raccontava un rabbino ebreo nell’anno 1200, spiegando queste cose orribili.
Per quanto riguarda lo scarto dobbiamo anche essere un po’ attenti a quanto accade nella nostra società. Sto ripetendo cose che ho detto e che stanno nella Evangelii gaudium. Oggi si scartano i bambini perché il tasso di natalità in molti paesi della terra è diminuito o si scartano i bambini per mancanza di cibo o perché vengono uccisi prima di nascere; scarto di bambini.
Si scartano gli anziani perché non servono, non producono; né bambini né anziani producono, allora con sistemi più o meno sofisticati li si abbandona lentamente, e ora, poiché in questa crisi occorre recuperare un certo equilibrio, stiamo assistendo a un terzo scarto molto doloroso: lo scarto dei giovani. Milioni di giovani — non dico la cifra perché non la conosco esattamente e quella che ho letto mi sembra un po’ esagerata — milioni di giovani sono scartati dal lavoro, disoccupati.
Nei paesi europei, e queste sì sono statistiche molto chiare, qui in Italia, i giovani disoccupati sono un po’ più del quaranta per cento; sapete cosa significa quaranta per cento di giovani, un’intera generazione, annullare un’intera generazione per mantenere l’equilibrio. In un altro paese europeo sta superando il cinquanta per cento, e in quello stesso paese del cinquanta per cento, nel sud è il sessanta per cento. Sono cifre chiare, ossia dello scarto. Scarto di bambini, scarto di anziani, che non producono, e dobbiamo sacrificare una generazione di giovani, scarto di giovani, per poter mantenere e riequilibrare un sistema nel quale al centro c’è il dio denaro e non la persona umana.
Nonostante questa cultura dello scarto, questa cultura delle eccedenze, molti di voi, lavoratori esclusi, eccedenze per questo sistema, avete inventato il vostro lavoro con tutto ciò che sembrava non poter essere più utilizzato ma voi con la vostra abilità artigianale, che vi ha dato Dio, con la vostra ricerca, con la vostra solidarietà, con il vostro lavoro comunitario, con la vostra economia popolare, ci siete riusciti e ci state riuscendo... E, lasciatemelo dire, questo, oltre che lavoro, è poesia! Grazie.
Già ora, ogni lavoratore, faccia parte o meno del sistema formale del lavoro stipendiato, ha diritto a una remunerazione degna, alla sicurezza sociale e a una copertura pensionistica. Qui ci sono cartoneros, riciclatori, venditori ambulanti, sarti, artigiani, pescatori, contadini, muratori, minatori, operai di imprese recuperate, membri di cooperative di ogni tipo e persone che svolgono mestieri più comuni, che sono esclusi dai diritti dei lavoratori, ai quali viene negata la possibilità di avere un sindacato, che non hanno un’entrata adeguata e stabile. Oggi voglio unire la mia voce alla loro e accompagnarli nella lotta.
In questo incontro avete parlato anche di Pace ed Ecologia. È logico: non ci può essere terra, non ci può essere casa, non ci può essere lavoro se non abbiamo pace e se distruggiamo il pianeta. Sono temi così importanti che i popoli e le loro organizzazioni di base non possono non affrontare. Non possono restare solo nelle mani dei dirigenti politici. Tutti i popoli della terra, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutti dobbiamo alzare la voce in difesa di questi due preziosi doni: la pace e la natura. La sorella madre terra, come la chiamava san Francesco d’Assisi.
Poco fa ho detto, e lo ripeto, che stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma a pezzi. Ci sono sistemi economici che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate. Quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore! Oggi, care sorelle e cari fratelli, si leva in ogni parte della terra, in ogni popolo, in ogni cuore e nei movimenti popolari, il grido della pace: Mai più la guerra!
Un sistema economico incentrato sul dio denaro ha anche bisogno di saccheggiare la natura, saccheggiare la natura per sostenere il ritmo frenetico di consumo che gli è proprio. Il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità, la deforestazione stanno già mostrando i loro effetti devastanti nelle grandi catastrofi a cui assistiamo, e a soffrire di più siete voi, gli umili, voi che vivete vicino alle coste in abitazioni precarie o che siete tanto vulnerabili economicamente da perdere tutto di fronte a un disastro naturale. Fratelli e sorelle: il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere; e ancor meno è una proprietà solo di alcuni, di pochi. Il creato è un dono, è un regalo, un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con rispetto e gratitudine. Forse sapete che sto preparando un’enciclica sull’Ecologia: siate certi che le vostre preoccupazioni saranno presenti in essa. Ringrazio, approfitto per ringraziare per la lettera che mi hanno fatto pervenire i membri della Vía Campesina, la Federazione dei Cartoneros e tanti altri fratelli a riguardo.
Parliamo di terra, di lavoro, di casa. Parliamo di lavorare per la pace e di prendersi cura della natura. Ma perché allora ci abituiamo a vedere come si distrugge il lavoro dignitoso, si sfrattano tante famiglie, si cacciano i contadini, si fa la guerra e si abusa della natura? Perché in questo sistema l’uomo, la persona umana è stata tolta dal centro ed è stata sostituita da un’altra cosa. Perché si rende un culto idolatrico al denaro. Perché si è globalizzata l’indifferenza! Si è globalizzata l’indifferenza: cosa importa a me di quello che succede agli altri finché difendo ciò che è mio? Perché il mondo si è dimenticato di Dio, che è Padre; è diventato orfano perché ha accantonato Dio.
Alcuni di voi hanno detto: questo sistema non si sopporta più. Dobbiamo cambiarlo, dobbiamo rimettere la dignità umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno. Va fatto con coraggio, ma anche con intelligenza. Con tenacia, ma senza fanatismo. Con passione, ma senza violenza. E tutti insieme, affrontando i conflitti senza rimanervi intrappolati, cercando sempre di risolvere le tensioni per raggiungere un livello superiore di unità, di pace e di giustizia. Noi cristiani abbiamo qualcosa di molto bello, una linea di azione, un programma, potremmo dire, rivoluzionario. Vi raccomando vivamente di leggerlo, di leggere le beatitudini che sono contenute nel capitolo 5 di san Matteo e 6 di san Luca (cfr. Matteo, 5, 3 e Luca, 6, 20), e di leggere il passo di Matteo 25. L’ho detto ai giovani a Rio de Janeiro, in queste due cose hanno il programma di azione.
So che tra di voi ci sono persone di diverse religioni, mestieri, idee, culture, paesi e continenti. Oggi state praticando qui la cultura dell’incontro, così diversa dalla xenofobia, dalla discriminazione e dall’intolleranza che tanto spesso vediamo. Tra gli esclusi si produce questo incontro di culture dove l’insieme non annulla la particolarità, l’insieme non annulla la particolarità. Perciò a me piace l’immagine del poliedro, una figura geometrica con molte facce diverse. Il poliedro riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso conservano l’originalità. Nulla si dissolve, nulla si distrugge, nulla si domina, tutto si integra, tutto si integra. Oggi state anche cercando la sintesi tra il locale e il globale. So che lavorate ogni giorno in cose vicine, concrete, nel vostro territorio, nel vostro quartiere, nel vostro posto di lavoro: vi invito anche a continuare a cercare questa prospettiva più ampia; che i vostri sogni volino alto e abbraccino il tutto!
Perciò mi sembra importante la proposta, di cui alcuni di voi mi hanno parlato, che questi movimenti, queste esperienze di solidarietà che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano più coordinati, s’incontrino, come avete fatto voi in questi giorni. Attenzione, non è mai un bene racchiudere il movimento in strutture rigide, perciò ho detto incontrarsi, e lo è ancor meno cercare di assorbirlo, di dirigerlo o di dominarlo; i movimenti liberi hanno una propria dinamica, ma sì, dobbiamo cercare di camminare insieme. Siamo in questa sala, che è l’aula del Sinodo vecchio, ora ce n’è una nuova, e sinodo vuol dire proprio “camminare insieme”: che questo sia un simbolo del processo che avete iniziato e che state portando avanti!
I movimenti popolari esprimono la necessità urgente di rivitalizzare le nostre democrazie, tante volte dirottate da innumerevoli fattori. È impossibile immaginare un futuro per la società senza la partecipazione come protagoniste delle grandi maggioranze e questo protagonismo trascende i procedimenti logici della democrazia formale. La prospettiva di un mondo di pace e di giustizia durature ci chiede di superare l’assistenzialismo paternalista, esige da noi che creiamo nuove forme di partecipazione che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune. E ciò con animo costruttivo, senza risentimento, con amore.
Vi accompagno di cuore in questo cammino. Diciamo insieme dal cuore: nessuna famiglia senza casa, nessun contadino senza terra, nessun lavoratore senza diritti, nessuna persona senza la dignità che dà il lavoro.
Cari fratelli e sorelle: continuate con la vostra lotta, fate bene a tutti noi. È come una benedizione di umanità. Vi lascio come ricordo, come regalo e con la mia benedizione, alcuni rosari che hanno fabbricato artigiani, cartoneros e lavoratori dell’economia popolare dell’America Latina.
E accompagnandovi prego per voi, prego con voi e desidero chiedere a Dio Padre di accompagnarvi e di benedirvi, di colmarvi del suo amore e di accompagnarvi nel cammino, dandovi abbondantemente quella forza che ci mantiene in piedi: questa forza è la speranza, la speranza che non delude. Grazie.


lunedì 1 settembre 2014

I RADUNO VICARIALE MINISTRANTI

I RADUNO 

Si è svolto nell’antica Basilica Concattedrale di Santa Lucia del Mela, mercoledì 27 agosto, a principio della settimana in preparazione ai solenni festeggiamenti in onore a Beato Antonio Franco,  il I RADUNO VICARIALE MINISTRANTI del Vicariato del territorio di Santa Lucia del Mela.
L’evento, fortemente voluto dal Vicario Foraneo, Canonico Paolo Impalà, con l’ausilio del responsabile vicariale per i ministranti, ha visto un nutrito gruppo di ministranti provenienti dalle varie comunità parrocchiali  del Vicariato.  Dopo un momento di accoglienza e fraternità e seguito un breve momento di preghiera e il saluto del Vicario Foraneo che ha ringraziato i ragazzi per il servizio svolto in questi anni, specie durante le Messe Stazionali presiedute dall’Arcivescovo e le fasi salienti della beatificazione dello scorso 2 settembre. E’ quindi seguita  una breve catechesi sulla figura del ministrante e sulla vita e le opere di Beato Antonio Franco, realizzata coinvolgendo i vari ministranti che hanno preso la parola, riferendo quanto conoscevano della vita e delle opere del beato, con particolare attenzione ai prodigi che i biografi ricordano essere avvenuti nelle varie cittadine di provenienza dei ministranti, che, un tempo, facevano parte della Prelatura Nullius.

I ragazzi, hanno quindi indossato il proprio abito liturgico per la celebrazione della Santa Messa, durante la quale,  il Can. Paolo Impalà, si è soffermato sulla figura del ministrante, sulla sua importanza nella vita della Chiesa sul grande dono che il Signore fa nel chiamare al suo fianco, nel servizio alla mensa, fanciulli e giovani che mettono generosamente a disposizione il proprio tempo e le proprie energie e offrono una bella testimonianza di vita ai coetanei e all’intera comunità.
Durante la celebrazione è stata data lettura della lettera inviata per l’occasione da Mons. Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, che, informato dell’evento, ha voluto far giungere il suo saluto ai partecipanti e ai sacerdoti.
Al termine della Santa Messa ci si è trasferiti ai vicini Cappuccini dove si sono tenuti diversi giochi, momenti di amicizia e fraternità e la cena.
In allegato la lettera inviata da Mons. Guido Marini:






Città del Vaticano, 22 agosto 2014
Beata Vergine Maria Regina


Carissimo Giancarlo,

            ho ricevuto con tanto piacere la tua lettera, nella quale mi hai dato la bella notizia che il prossimo 27 agosto si terrà il I Raduno Vicariale dei Ministranti.
            Per il tuo gentile tramite sono contento di far giungere una parola di saluto a tutti i partecipanti, ricordando quanto sia bello poter svolgere il servizio all’altare del Signore. Ogni ministrante non dovrebbe mai dimenticare questo: il grande Protagonista della Messa è Gesù. Egli si rende presente in tutto: nella parola, nel pane e nel vino, nei ministri, nel popolo radunato. Che ognuno, quando è all’altare, pensi sempre: Gesù è qui, Gesù mi ama, Gesù mi chiede di seguirlo.
            Carissimo Giancarlo, affido te e tutti i ministranti presenti alla protezione della SS. Vergine. Con affetto fraterno abbraccio i vostri sacerdoti.

           
Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie


venerdì 15 agosto 2014

Solenni festeggiamenti in onore di Beato Antonio Franco


Presentazione del libro LA RICOGNIZIONE CANONICA E IL TRATTAMENTO CONSERVATIVO DEL BEATO ANTONIO FRANCO



La storia della salma del Beato, dal restauro alla vestizione, sino all'attuale ricollocazione, spiegata dall'antropologo Dario Piombino Mascali. Nel libro, anche 32 foto inedite che mostrano lo stato e le varie fasi di ricomposizione del corpo. Interverranno il vicario foraneo don Paolo Impalà, il sindaco Nino Campo, l'assessore ai Beni Culturali Rosario Torre. Modera la giornalista della "Gazzetta del Sud" Katia Trifirò.


Mercoledì 20 agosto, ore 21.00, basilica Concattedrale di Santa Lucia del Mela.

mercoledì 7 maggio 2014

Lectio Divina Vicariale

Ecco le foto della Lectio Divina Vicariale tenutasi lo scorso 6 maggio, nella splendida chiesa di San Nicola di Bari, in Gualtieri Sicaminò.

Fra Alberto Foti Tor, ci ha guidati nella meditazione della pericope evangelica dei discepoli di Emmaus.









venerdì 2 maggio 2014

LECTIO DIVINA VICARIALE


Martedì 6 maggio, nella chiesa parrocchiale S. Nicola di Bari, in Gualtieri Sicaminò, alle ore 21.00, si terrà un incontro di Lectio Divina, aperto a tutti (giovani, adulti, anziani...).


A guidarci nella meditazione della Parola sarà Fra Alberto Foti Tor, parroco della parrocchia Sacro Cuore, in Santa Lucia del Mela.












Non mancate ! 

mercoledì 11 dicembre 2013

Santa Lucia, tutte le parti proprie della Liturgia delle Ore.





Vi propongo tutte  le parti proprie della solennità di Santa Lucia tratte dal Proprio delle Chiese di Sicilia, poichè molti non lo posseggono e risulta ormai esaurito da diverso tempo. A tutti auguro una buona solennità.

13 dicembre

Santa Lucia, Vergine e Martire

dal Proprio della Liturgia delle ore delle chiese di Sicilia
 
Solennità nell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela e nella città di Siracusa.
Festa in tutte le chiese di Sicilia.

Primi Vespri 


INNO

Te delle vergini fulgida corona
Cristo Signore, o Figlio di Dio,
canta la sposa unta dallo Spirito
te, Salvatore, o Figlio di Maria.

Con noi cantate l'inno della sera,
voi germogliate dal suo sangue puro
vergini sagge, nel suo corpo santo
vigile attesa sinché lui ritorni.

Alzate in alto lampade di luce
Gridate forte il nome dello Sposo.
Si fonde al vostro il nostro canto nuovo
la nostra attesa sinché lui ritorni.

Lucia, tu della nostra Chiesa,
voce chiarissima tra le sante vergini,
per noi intercedi che la nostra vita
sia luce e canto a Cristo il tuo Signore.

Sia gloria al Padre che ci da vita,
sia gloria al Figlio che ci da luce,
al Santo Spirito che ci fa e rinnova
popolo santo di Dio che ci ama. 
Amen.

1 ant. Il Signore è con me, non ho timore: ho sfidato i miei nemici.

Salmodia dal comune di un Martire o delle Vergini

2 ant. Sei tu, Signore la mia salvezza, ti rendo grazie per sempre.

3 ant. Seguendo le tue orme, o Cristo, ho vissuto per la giustizia: le piaghe mi hanno guarita.



LETTURA BREVE Rm. 35.37-39

Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.


RESPONSORIO BREVE 

Al vincitore darò la manna nascosta,
* una pietruzza sulla quale sta scritto un nome nuovo.
Al vincitore darò la manna nascosta, una pietruzza sulla quale sia scritto un nome nuovo.
Inciderò su di lui il nome del mio Dio.
Una pietruzza sulla quale sta scritto un nome nuovo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Al vincitore darò la manna nascosta, una pietruzza sulla quale sta scritto un nome nuovo. 

Ant. al Magn.

Un solo sacrificio, una duplice vittoria:
Lucia rimase vergine e conseguì la palma del martirio.


INTERCESSIONI dal comune di un Martire o delle Vergini



ORAZIONE
Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l'intercessione gloriosa della vergine e martire Lucia, perché noi che celebriamo la sua nascita al cielo possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Per il nostro Signore.

Ufficio delle letture

INNO
come ai primi vespri.

1 ant. Le genti congiurano contro di me ed io resto unita a te, mio dolce sovrano.

Salmodia dal Comune di un martire o delle Vergini

2 ant. In te, Signore, mi sono rifugiata; vedrò il tuo volto nella luce.

3 ant. Signore, i tuoi occhi vedono la giustizia,
se mi provi nel fuoco, in me non troverai malizia.

Mi afferra l'angoscia e l'oppressione
R. ma la tua parola mi sostiene

PRIMA LETTURA

Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8,5-16
Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio

Fratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitalo Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l'aiuto dello Spirito di Dio, voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.

RESPONSORIO Ap 7,14; 2 Tm 4,7

In veste candida, imporporata dal suo sangue, la martire Lucia entra nel regno dei cieli,
* e nella sua verginità risplende di luce divina.
Praticò la verginità, scelse come sposo il re divino, portò a termine la sua corsa,
e nella sua verginità risplende di luce divina.

SECONDA LETTURA
Dal libro sulla verginità di sant'Ambrogio, vescovo (cc. 12.68.71-75; 13,77-78, PL 16,281-280)
Lo splendore dell'anima illumina la grazia del corpo

Mi rivolgo a te, che vieni dal popolo, dalla gente comune, ma appartieni alla schiera delle vergini. In te lo splendore dell'anima si irradia sulla grazia esteriore della persona. Per questo sei un'immagine fedele della Chiesa.
A te dico: chiusa nella tua stanza non cessare mai di tenere fisso il pensiero su Cristo, anche di notte. Anzi rimani ad ogni istante in attesa della sua visita. È questo che desidera da te, per questo ti ha scelta. Egli entrerà se troverà aperta la tua porta. Sta' sicura, ha promesso di venire e non mancherà alla sua parola. Quando verrà, colui che hai cercato, abbraccialo, familiarizza con lui e sarai illuminata. Trattienilo, prega che non se ne vada presto, scongiuralo che non si allontani. Il Verbo di Dio infatti corre, non prova stanchezza, non è preso da negligenza. L'anima tua gli vada incontro sulla sua parola, e s'intrattenga poi sull'impronta lasciata dal suo divino parlare: egli passa via presto.
E la vergine da parte sua che cosa dice? «L'ho cercato ma non l'ho trovato; l'ho chiamato ma non mi ha risposto» (Ct 5,6). Se così presto se n'è andato via, non credere che egli non sia contento di te che lo invocasti, lo pregasti, gli apristi la porta: spesso egli permette che siamo messi alla prova: vedi che cosa dice nel Vangelo alle folle che lo pregavano di non andarsene: «Bisogna che io porti l'annunzio della parola di Dio anche ad altre città, poiché per questo sono stato mandato» (cfr. Lc 4,43). Ma anche se ti sembra che se ne sia andato, va a cercarlo ancora.
È dalla santa Chiesa che devi imparare a trattenere Cristo. Anzi te l'ha già insegnato se ben comprendi ciò che leggi:«Avevo appena oltrepassato le guardie, quando trovai l'amato del mio cuore. L'ho stretto forte e non lo lascerò» (Ct. 3,4). Quali dunque i mezzi con cui trattenere Cristo? Non la violenza delle catene, non le strette delle funi, ma i vincoli della carità, i legami dello spirito. Lo trattiene l'amore dell'anima. Se vuoi anche tu possedere Cristo, cercalo incessantemente e non temere la sofferenza. È più facile spesso trovarlo tra i supplizi del corpo, tra le mani dei persecutori. Lei dice: «Poco tempo era trascorso da quando le avevo oltrepassate». Infatti una volta libera dalle mani dei persecutori e vittoriosa sui poteri del male, subito, all'istante ti verrà incontro Cristo, né permetterà che si prolunghi la tua prova.
Colei che così cerca Cristo, che ha trovato Cristo, può dire: «L'ho stretto forte e non lo lascerò finché lo abbia condotto nella casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice» (Ct 3,4). Che cos'è la casa, la stanza di tua madre se non il santuario più intimo del tuo essere?
Custodisci questa casa, purificane l'interno. Divenuta perfettamente pulita, e non più inquinata da brutture di infedeltà, sorga quale casa spirituale, cementata con la pietra angolare, si innalzi in un sacerdozio santo, e lo Spirito Paraclito abiti in essa. Colei che cerca Cristo a questo modo, colei che così prega Cristo, non è abbandonata da lui, anzi riceve frequenti visite. Egli infatti è con noi fino alla fine del mondo.


RESPONSORIO
Nella prova Dio l'ha resa gradita a sé e gloriosa davanti agli uomini.
Ai potenti parlava con sapienza, * e il Dio dell'universo l'ha amata.
La vergine Lucia ha preparato nel suo cuore una lieta dimora per il suo sposo e Signore
e il Dio dell'universo l'ha amata.

ORAZIONE
Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l'intercessione gloriosa della vergine e martire Lucia, perché noi che celebriamo la sua nascita al cielo possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Per il nostro Signore.

Lodi mattutine

Inno dal comune dei Martiri o delle Vergini


1 ant. La tua grazia vale più della vita, nella luce contemplerò il tuo volto.

Salmi e cantico della domenica, I sett.

2 ant. Ti mio sangue è versato in libagione, con tutte le creature benedirò il Signore.

3 ant. Gioisce la sposa del Signore, Cristo ha posto sul suo capo la corona di vittoria.

LETTURA BREVE 2 Cor,3-5
Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio. Infatti, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione.


RESPONSORIO
Dio la sostiene * con la luce del suo volto.
Dio la sostiene con la luce del suo volto.
Non potrà vacillare: Dio è con lei.
con la luce del suo volto.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
Dio la sostiene con la luce del suo volto.

Ant. al Ben.
Ecco quello che ho fatto, umile serva:
ho sacrificato al Dio vivente, ora non mi resta più nulla e offro me stessa.




ORAZIONE
Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l'intercessione gloriosa della vergine e martire Lucia, perché noi che celebriamo la sua nascita al cielo possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Per il nostro Signore.

Ora Media

 Dove si celebra come solennità salmodia complementare.
Dove si celebra come festa antifone e salmi del giorno dal salterio.

Terza

Ant. Beati i perseguitati per la giustizia: di essi è il regno dei cieli.

LETTURA BREVE I Pt 5,10-11
II Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza, vi confermerà e vi rende¬rà forti e saldi. A lui la potenza nei secoli. Amen.

V. Ti Signore l'ha rivestita di gloria.
R. Le ha posto sul capo una splendida corona.



Sesta

Ant. Hai dato alla tua martire, o Signore, la corona dei giusti e un nome glorioso.

LETTURA BREVE Gc 1,12
Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.

V. Confido in te, non ho timore.
R. Nessuno potrà farmi male.

Nona

Ant. Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.

LETTURA BREVE Sap 3, l-2a.3b
Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero. Ma essi sono nella pace.

V. Dio l'ha scelta e l'ha prediletta.
R. L'ha fatta abitare nella sua tenda.

ORAZIONE
Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l'intercessione gloriosa della vergine e martire santa Lucia, perché noi che celebriamo la sua nascita al cielo possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Per il nostro Signore. 

Secondi Vespri

Inno come ai Primi Vespri


1 ant. Hai ascoltato, Signore, il grido della mia preghiera e mi hai salvata,
Tu che sei buono, giusto e misericordioso.

Salmi dal Comune di un martire o delle Vergini.

2 ant. Preziosa ai tuoi occhi, Signore, è la morte dei tuoi fedeli: hai spezzato le mie catene.

3 ant. O Cristo, Agnello immolato e risorto,
tu sei degno di ricevere onore e potenza nell'assemblea gloriosa dei santi.

LETTURA BREVE Pt 4,13-14
Carissimi, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi, perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria e lo Spirito di Dio riposa su di voi.

RESPONSORIO BREVE
Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; * non cancellerò il suo nome dal libro della vita.
Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita.
Lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.
Non cancellerò il suo nome dal libro della vita.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Il vincitore sarà vestito di bianche vesti; non cancellerò il suo nome dal libro della vita.

Ant. al Magn.
Lucia sposa di Cristo, con la tua perseveranza hai guadagnato la vita;
a prezzo del tuo sangue hai vinto il mondo, ora splendi tra gli angeli.



ORAZIONE
Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l'intercessione gloriosa della vergine e martire Lucia, perché noi che celebriamo la sua nascita al cielo possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria. Per il nostro Signore.